Cosa ci portiamo dietro dall'infanzia

Introduzione

Oggi parleremo dell’infanzia.

Di un periodo che abbiamo ormai alle spalle, eppure che continuiamo a portare con noi. A volte nei ricordi, altre volte nelle piccole abitudini, nei gesti, nelle parole che usiamo o nei valori che diamo per scontati.

Si dice che una persona sia plasmata dalla famiglia, dall’ambiente e dalle esperienze che vive nei primi anni di vita. Probabilmente c’è molto di vero in questo.

Ma non torneremo all’infanzia per cercare errori o colpevoli. Non preoccupatevi! Guarderemo alla nostra infanzia come a un dono.

Come a una fonte di ispirazione per la vita da adulti.

Riflessione:

Nella vita siamo costantemente influenzati da qualcosa o da qualcuno. Anche, ad esempio, dalle nostre esperienze d’infanzia. Alcuni ricordi sono nitidi e vividi. Altri sono stati da tempo offuscati dal tempo, ma rimangono comunque dentro di noi. Ricordiamo la voce della mamma, il profumo di casa o il nostro posto preferito in giardino. Il tragitto per andare a scuola. Le vacanze dai nonni. Le fiabe della buonanotte o i momenti in cui ci sentivamo al sicuro.

Ma non si tratta solo dei ricordi in sé. Il punto è che tutti quegli eventi ci hanno plasmati.

A poco a poco abbiamo imparato cosa è giusto, come comportarci con gli altri, cosa significano la fiducia, l’amicizia o la responsabilità. Molte cose non le abbiamo apprese a parole, ma con l’esempio. Con uno sguardo, un gesto, in realtà con la semplice quotidianità. Ed è per questo che portiamo con noi gran parte di queste esperienze anche nella vita adulta.

Il mondo di oggi pone grande enfasi sulla prestazione. Sui risultati, sul successo, sull’efficienza e sullo sviluppo costante. A volte sembra che dobbiamo essere sempre migliori, più veloci e più capaci.

Ma quando guardiamo i bambini, vediamo qualcosa di diverso.

Un bambino non vive per ottenere risultati. Un bambino scopre. Chiede. Esplora. È semplicemente curioso per natura.

E poi sa stupirsi. Riesce a soffermarsi su cose che un adulto non noterebbe nemmeno. Osserva le formiche sul sentiero. Segue le nuvole nel cielo. Si rallegra di una semplice pozzanghera dopo la pioggia. Scopre il mondo con gli occhi aperti e con un interesse sincero e instancabile.

Ed è proprio qui che si nasconde ciò che dovremmo conservare della nostra infanzia. Non l’ingenuità infantile, ma quella capacità unica di meravigliarci. Di non dare tutto per scontato. Semplicemente di provare gioia nel scoprire.

Quando eravamo piccoli, ogni giorno portava qualcosa di nuovo. Il mondo era pieno di sorprese e di possibilità. A poco a poco siamo cresciuti e abbiamo acquisito esperienza. In fondo è una cosa positiva. Solo che non dovremmo dimenticare quella mente aperta che un tempo, da bambini, avevamo. Chi smette di stupirsi, smette di vedere davvero il mondo. E perde la capacità di gioire della vita.

Non è infatti importante com’è stata la nostra infanzia nei minimi dettagli. Non vogliamo analizzarla minuziosamente e cercare soluzioni “ipotetiche”. Ciò che conta è cosa facciamo oggi con la nostra storia d’infanzia. Abbiamo infatti la libertà di decidere come vivere, come comportarci con gli altri e con quale sguardo guardare il mondo.

L’infanzia ci ha plasmati. Siamo grati per il bene che abbiamo ricevuto. Abbiamo fatto i conti con ciò che non era perfetto, oppure siamo sulla via della riconciliazione con il passato. E, soprattutto, dobbiamo andare avanti.

Chi siamo oggi è il risultato dell’unione tra passato, presente e le nostre decisioni.
E forse una delle decisioni più belle sarebbe quella di conservare lo stupore infantile. Qualcosa della capacità dei bambini di scoprire la bellezza della vita. Il mondo che ci circonda, infatti, è ancora pieno di cose su cui vale la pena soffermarsi. E c’è sempre qualcosa di cui meravigliarsi.

La capacità di stupirsi è in realtà la capacità di vedere il mondo come un dono. Chi è capace di stupirsi non si lascia sopraffare dalle preoccupazioni, dalle prestazioni e dalla fretta quotidiana. Scopre sempre di nuovo qualcosa di straordinario nelle cose ordinarie. E là dove altri vedono qualcosa di scontato, trova motivo di gratitudine, gioia e pace.

Ed è proprio la capacità di stupirsi che apre il cuore delle persone. Lo apre agli altri, alla vita e a Dio.

Conclusione

Cari ascoltatori,
provate oggi a ricordare una cosa della vostra infanzia che vi dava gioia. Forse è un luogo. Forse un profumo. Forse un bel ricordo.

E poi riflettete: «Non ho forse perso, lungo il cammino, la capacità di guardare il mondo? Non ho forse dimenticato l’arte di fermarmi e lasciarmi stupire?»

Concedetevi oggi un momento in cui percepirete il mondo che vi circonda proprio come farebbe un bambino curioso. E allora scoprirete che la bellezza non è scomparsa.

È solo che, nella fretta della vita quotidiana, abbiamo smesso di percepirla.

autore: Mgr. Miroslav Lindovský
Logo white

Centro Spirituale Vranov

Vranov 7

664 32 Vranov

icon hover

CHIEDICI

IČ: 48481696

DIČ: CZ48481696

Come raggiungerci

Map