L'imperfezione come parte della vita
Introduzione
Nella riflessione spirituale di oggi parleremo di qualcosa che ciascuno di noi conosce bene: l’imperfezione. Probabilmente non la desideriamo affatto. Forse lottiamo contro di essa. Sicuramente vorremmo essere migliori, più di successo, più intelligenti, più belli o più efficienti. E in fondo va bene così. Il desiderio di crescere e di evolversi ci è innato.
Ma a volte il nostro sforzo di migliorare si trasforma in qualcos’altro. Un fardello!
Il costante sforzo di essere perfetti. Di non commettere errori. Di non deludere. Di apparire migliori degli altri. Di avere tutto sotto controllo.
Oggi parleremo di come liberarci di questo fardello. L’imperfezione è naturale e forse anche bella.
Chiacchierata
Se ci guardiamo intorno, notiamo una cosa strana. Il mondo in cui viviamo ci spinge alla perfezione. Ce la mostra continuamente: nelle foto, nelle pubblicità, sui social network o sugli schermi vediamo volti ritoccati, fisici perfetti, storie di vita impeccabili. Al punto che può dare l’impressione che la vita debba essere altrettanto levigata, altrettanto perfetta.
Ma la vita reale non è così. E devo dire che, per fortuna, non lo è.
Ogni persona ha i propri punti di forza e i propri limiti. A tutti capita di commettere un errore, di sbagliare qualcosa o di non soddisfare le aspettative. Ma questo non è un fallimento. È semplicemente la vera umanità.
È interessante notare che anche laddove cerchiamo la perfezione, in realtà troviamo una certa dose di imperfezione. Esiste un noto esperimento sul volto umano. Se prendiamo la fotografia di un volto e ne creiamo due metà perfettamente simmetriche, il risultato è spesso sorprendente. Al posto di un bel viso, si crea un’immagine che appare innaturale ed estranea.
Perché? Perché la vera bellezza non nasce dalla simmetria e dalla perfezione assolute. Nasce dalle piccole differenze. Dai dettagli che conferiscono carattere, unicità e, in fondo, vita.
E lo stesso vale per l’essere umano stesso.
Le nostre esperienze, i nostri errori, le nostre sviste e le nostre difficoltà ci plasmano. Ci danno profondità. Ci insegnano l’umiltà. E ci insegnano a comprendere gli altri. Ci rendono più sensibili. Chi non ha mai conosciuto i propri limiti fatica a comprendere chi soffre. Chi non ha mai commesso un errore fatica a imparare a perdonare. E chi non ha mai vissuto una caduta, spesso non comprende il valore di un nuovo inizio.
L’imperfezione non è un ostacolo alla vita. Ne è parte integrante.
La natura che ci circonda ne è una bellissima dimostrazione. Nessun albero è perfettamente dritto. Nessuna pietra ha una forma ideale. Nessun paesaggio è disegnato con il righello. Eppure è proprio in questa diversità e naturalezza che troviamo la bellezza del mondo.
E lo stesso vale per le persone. Non dobbiamo essere perfetti per avere valore. Non dobbiamo essere impeccabili per essere amati. Non dobbiamo avere una risposta a tutto per poter vivere una vita buona e piena di significato.
Da secoli le tradizioni spirituali ci ricordano una semplice verità: l’uomo non è una macchina. È un essere che cresce, impara, ma a volte inciampa anche.
La vera forza dell’uomo non sta nel non commettere mai errori. Sta nel saper accettare i propri errori, trarne insegnamento e andare avanti. Ed è proprio l’accettazione della propria umanità a darci più pace rispetto alla ricerca infinita della perfezione.
Quando ne prendiamo coscienza, diventiamo la versione più bella di noi stessi.
Non siamo perfetti. Siamo autentici.
Siamo esseri umani.
Conclusione
Cari ascoltatori,
oggi individuate una vostra imperfezione. Non abbiate paura di riconoscere ciò in cui non siete bravi e dove sbagliate.
Ma invece di criticarvi, guardatelo con gentilezza. Rendetevi conto che forse proprio questa vostra caratteristica, o esperienza, o percorso di vita ha contribuito a creare esattamente la persona che siete oggi.
Una persona unica. Una persona autentica. Una persona che non deve essere perfetta per avere valore.
La bellezza della vita, infatti, sta proprio nel fatto che è autentica.
autore: Mgr. Miroslav Lindovský